La mia vita è tutta un…

La mia tesi, ricordi lontani, emozioni sempre vicine.

L’idea di questa tesi nasce da un incontro con il regista Luca Lucini. Galeotto fu il set di uno spot pubblicitario per Banca Mediolanum.

Ho sempre avuto due grandi passioni nella mia vita, la pubblicità, sono una copy, e il cinema che ho amato e studiato con voracità. La mia tesi unisce questi due amori e ci aggiunge momenti di vita: incontri, esperienze, persone.

Respiro pubblicità da quando sono nata, perché mia madre lavorava in una grande agenzia e mi portava in mezzo a prodotti, etichette, caroselli. Ricordo di aver visto Enzo Tortora nei corridoi e di averlo guardato con adorazione, l’avevo visto in televisione!

La passione per il cinema nasce un po’ più tardi, ma forse è meglio così, perché diventa un’esperienza più matura, meditata, capita, approfondita.

Così inizio a lavorare in pubblicità a 19 anni, quando penso che l’unica cosa importante per fare la copywriter sia saper scrivere. In realtà la pubblicità è molto di più. Si diceva di Carosello che fosse un magico contenitore, ma questa definizione può e deve essere applicata a tutta la pubblicità, quella dei favolosi anni Ottanta che affascinava e ostentava  e quella più meticolosa degli anni Novanta. Persino quella più risicata, in termini economici, di oggi, merita un riconoscimento emozionale.

Quello che vorrei emergesse dalla mia tesi è che la pubblicità, se fatta bene, è sensazioni, brividi, il suo scopo è commerciale ma si può vendere un pacchetto di fazzoletti facendo sorridere o un dentifricio facendo commuovere.

Ho girato pochi spot nella mia copy-vita, ma quelli che ho fatto mi sono rimasti dentro. Il pensiero di quello che c’è dietro alla realizzazione di un film (sì, perché anche 30 secondi sono film, sono storie, personaggi, è una sceneggiatura, è un inizio e una fine, una trama, un colpo di scena!) sono ore e ore di lavoro: presentazioni, creatività, testi scritti e riscritti, scene pensate e ripensate.

E il cinema allora? Tutto è amplificato da 30 secondi a due ore.

Per questo, nella mia tesi, ho analizzato il lavoro dei grandi registi italiani che si sono cimentati su entrambi i mezzi, quello televisivo e quello cinematografico. Cosa cambia nello stile, nella poetica, nella pratica? Partendo da Carosello, da chi l’ha inaugurato fin dalla sigla, Luciano Emmer, sono passata a Olmi, Paolo e Vittorio Taviani fino ad arrivare a registi come Fellini che della pubblicità ha una concezione molto personale, o Sergio Leone. Oggi, D’Alatri, che ai tempi di Carosello era un attore, Salvatores, Muccino, Tornatore, Guadagnino.

Ho confrontato la filmografia con la realizzazione di comunicati commerciali. Le tematiche, la poetica, passano dai lungometraggi alla pubblicità e viceversa. Prodotti che diventano protagonisti, attori che si mettono al servizio della marca, sotto gli occhi vigili del regista che fa del piccolo schermo un grande schermo di professionalità. Sporcarsi le mani con la pubblicità è un eufemismo, vero che la pubblicità paga e la sopravvivenza a volte ha il sopravvento sull’arte. Ma anche la pubblicità se fatta bene ha un che di artistico, etico e poetico.

L’incontro con Luca Lucini è stato illuminante. Luca è un regista che oggi fa cinema e pubblicità e io volevo sapere da lui come fosse lavorare contemporaneamente su quello che amo di più. Ho analizzato i suoi film e i suoi spot, l’ho intervistato e ho capito che il motore vero dell’azione è la passione. Ciak, si gira, nelle prossime pagine. (Segue tesi)

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