(Fanculopensiero).

Questo libro è più poesia che biografia. Maksim esiste veramente, era veramente un manager di successo e veramente ha deciso di lasciare tutto e vivere in mezzo alla strada. In una Milano romantica fatta di artisti e sogni raccontati sulle bancarelle di Brera. “Da grande sarò un libro vero a un prezzo esagerato, oggi da piccolo, solo 5 euro trattabili” così si presenta al pubblico il lavoro di Maksim. E vende. Perché tutti vorrebbero comprare sogni. Non so se quello che racconta Maksim sia tutto vero ma mi piace credere che le persone buone esistono davvero e che gli zingari non sono così come ce li raccontano. Maksim trova nella strada quello che il benessere non è mai stato in grado di dargli: i sentimenti. È così che troverà l’amicizia e anche l’amore.

 

L’IVA funesta.

Come aprire la partita IVA e vivere felici? No. Come aprire la partita IVA e sopravvivere felici. Se pensi di fatturare tanto, sappi che ti stai sbagliando, o meglio quel “tanto” diventerà, intorno a giugno, pochissimo. Questo libro è un mix tra un saggio esistenziale e una guida per novelli freelance. Sì, perché per essere […]

L’arminuta.

L’arminuta è la ritornata. Ma non sa perché. E’ stata restituita senza motivo apparente alla sua famiglia di origine. Poveri, diversi, anaffettivi, così lontani dalla sua mamma (forse) e dal suo papà (forse). Le basta poco per abituarsi, per affezionarsi alla sorella, per piangere la morte di un fratello che non sapeva neanche di avere. […]

Le transizioni.

Essere o non essere, questo è il dramma di Bujar. Più che essere uomo, più che essere donna. È non trovare il proprio posto nel mondo, è vagare alla ricerca di una propria identità. Tirana, la guerra, l’Europa, il viaggio della speranza. In un racconto che sembra onirico, ma è cruda realtà, si intersecano la famiglia, l’amico […]

La ferrovia sotterranea.

C’è un male sotterraneo e c’è una salvezza sotterranea. Cora è una bambina di colore che impara fin da subito il dolore di un abbandono, quello di una madre, di un’amica, di un amore, tutti portati via dalla schiavitù, da quel senso di impotenza che prova chi viene venduto, sfruttato, ucciso per il colore della pelle. […]